27/01/2004
Di Giorgio Caproni. Entrambe. Nelle terre di confine, al di là dei territori giurisdizionali, tra la nebbia dei campi, nei possedimenti del conte di Kevenhuller, dove la bestia cinerea s'ggira, bestia che mai nessuno vide (ma che di certo esiste concreta). Di là dicevo, ambiguità regna sovrana; assassino ed assassinato, cacciatore e preda si confondono in un continuo, ininterrotto e vicendevole scambio di ruoli. Come accade anche in questo post di blaue. (dove si tratta di circoli viziosi, di nodi, di pensieri avviticchiati su se stessi, a rincorrersi senza mai raggiungersi, come certi versi di Caproni, dove cacciatore e preda, assassino ed assassinato, si scambiano di continuo i ruoli, come appunto in questo post...)
Rivalsa (da Il franco cacciatore)
Uccidilo. E' il tuo uccisore.
Uccidilo appena t'avrà ucciso.
Ti ci vorrà poco a piantargli
la lama della sua morte in viso.
Giubilo (da In Boemia)
Fischiettava, il fucile
in spalla, spensierato.
Non pensava, lui assassino,
d'essere l'assassinato.
