stranipensieri

27/10/2003

Venerdi scorso.

Tu hai urgenza.
Non ad ottobre né a novembre. Magari a gennaio, se capita.
Una volta a settimana.

Non volevo metterti sotto assedio.
Non sei mica una preda.

(no, ancora i giochetti, ancora le guerre di posizione, le battaglie di trincea)






Chiarimento.

L'importante è che ci siamo chiariti
(io sono più confuso di prima)




22/10/2003

Come una candela.

Le candele sono bellissime, spegni la luce elettrica accendi una candela ed immediatamente hai un'atmosfera calda ed accogliente, di intimità illimitata. Ma le candele sono delicate.

Uno spiffero più forte di altri, o un pollice e un indice decisi che stringono la fiammella incerta (la candela non ha nemmeno il coraggio di scottarti le dita), possono spegnere in un battibaleno, nello spazio appena accennato di un secondo, la magia di quella poca luce, eternamente (nella sua breve eternità) sospesa tra essere e non essere più.

Proprio come la vita di certi vecchi.

Che hanno vissuto a lungo, che hanno raggiunto le vette di età ragguardevoli. Che un giorno si siedono a pranzo, come sempre, che mangiano, come sempre hanno fatto, con un rispetto lento, quasi religioso, il cibo che è il loro pasto (perché sanno che non tutti, e a volte capitò anche a loro stessi, possono permettersi il lusso di mangiare ogni giorno), e che dopo quel pasto, come sempre, si concedono un sonno ristoratore.
Ristoratore di una vita lunga, di una vita faticosa come la vita dei contadini, ristoratore per spalle non più possenti, non più in grado di reggere il fardello della vita, per braccia non più forti come un tempo. Di gambe adesso capaci solo di passi strascicati ed incerti, quando allora erano use a fare chilometri senza lagnarsi mai, senza cedere un solo istante, senza mai vacillare, senza mai concepire come possibile l'ipotesi di inciampare.

Durante quel sonno però, quei vecchi a volte si spengono.

Dopo aver chiuso gli occhi, terminano l'ultima goccia di energia, respirano l'ultimo respiro, e forse, dico forse, recitano anche l'ultima preghiera. E in silenzio si spengono.

Proprio come la fiammella calda di certe candele...

(ciao zio Nino)




21/10/2003

Template.

Oggi attacco bottone.



Dialetto.

Anche se vivi a Milano da cent'anni, se sei siciliano, prima o poi un "la dietro sono" ti scappa sempre (magari mentre servi un trancio di pizza da portare via).



20/10/2003

Quiz (la risposta).

E' stato Mons. Francesco Miccichè, Vescovo di Trapani (da L'Unità di sabato 11 ottobre, che riprendeva un lancio Ansa del 2 ottobre). Mi ha colpito moltissimo che un esponente della Chiesa possa essere stato l'artefice di tale dichiarazione. E' ovvio che Mons. Miccichè ha una concezione moderna, estremamente moderna, della politica ed un altissimo senso dello stato.

(Con la politica si decide il destino delle nostre vite di cittadini, e non può essere svenduta agli interessi particolari di un singolo o di singoli gruppi di potere, come purtroppo sempre più spesso avviene).

La cosa che mi lascia stupefatto è come nella chiesa (ma lo stesso vale anche per altre istituzioni) possano convivere la modernità più spinta e la più retrograda grettezza intellettuale.

(pensavo che fosse difficile da indovinare a meno di certe letture... ed invece ci avete preso)



Casualità.

Tracciando segni casuali su un foglio di carta,
è venuto fuori un cuore.




16/10/2003

Rubinetto.

Ho come l'impressione che debba chiudere il rubinetto per un pò.
Ok, termino un paio di cose di là nell'altra stanza, e poi ritorno a chiudere il gocciolante.




15/10/2003

Blue.

Rilanciando una provocazione di blaue il tema odierno è il colore blue.

  1. oggi il colore del mio animo è blue; un blue denso, scuro, un quasi color del vino, tempestoso, anche se la superficie del mare è affatto turbata dalla minima increspatura d'onda.
  2. proprio come la superficie blu del mare. La superficie blu del mare è come la tela che il pittore stende sul proprio quadro. Da sotto la tela intuisci del lavoro incompleto, in corso di svolgimento, ma non sai per davvero che forme abbia il ritratto, di quali colori si nutra. La tela nasconde abissi insondabili. Come la superficie del mare che dietro quel blu (che è il blu prestato del cielo) cela universi brulicanti di vite. Immaginabili soltanto, a meno di non attraversare lo specchio riflettente il blu prestato dal cielo.
  3. ci sono analogie fortissime tra il blu del mare (che nasconde infiniti universi viventi) ed un nickname (che nasconde retroscena insondabili di vita vissuta e di parole).
  4. Blue come un film. Che racconta una storia di libertà ed amore. Una storia blue, una storia triste, perché racconta di come sia impossibile la libertà più assoluta e l'amore assieme (vivere con l'amore è più che esistere, è vivere appunto, ma è vivere prigionieri, non liberi, non affrancati, in uno stato di cattività; vivere senza l'amore è esistere, esistere in libertà).
  5. Da questa artificiosa terra-carne
    esili acuminati sensi
    e sussulti e silenzi,
    da questa bava di vicende...
  6. blue come uno stato d'animo, come certe musiche di schiavi neri, come un canto tedesco. Lied è un canto tedesco. Mi immagino (ma potrei sbagliarmi) che sia un canto profondamente malinconico, come di colui che è lontano da casa. Come di colui che naviga per mari color del vino verso genti straniere. Alla ricerca di un tempo perduto per sempre, alla ricerca di sé probabilmente. Un canto triste perciò, un canto blue...






14/10/2003

Quiz.

"La politica non è affarismo. Non può essere gestita da gruppi di potere economico e non può avere le caratteristiche dell'azienda privata da amministrare. Non si tratta di un prodotto da vendere, di un guadagno da realizzare, ma di un popolo da promuovere."

Verissimo. Sottoscrivo in pieno. Secondo voi chi l'ha detto?



13/10/2003

La trappola.

Ci cascherò sempre.



08/10/2003

La casa del Padre.

Nella buca delle lettere, nella mia nuova casa di Milano, ieri sera rientrando dall'ufficio ho trovato il giornalino della "mia" parrocchia.
In un riquadro, in penultima pagina, c'è un piccolo elenco di persone che sono "tornate alla casa del Padre". Che modo buffo (e vagamente ipocrita) di dire che quelle persone sono morte.

(quando sarà per me, a chi mi cercasse, vorrei che fosse detto "è uscito a fare un giro...")




06/10/2003

Baia Guidaloca.

Baia Guidaloca è un posto magnifico in provincia di Trapani. Si trova dalle parti di Scopello e della riserva naturale dello Zingaro. E ovviamente è un posto di mare. E' una baia che ha una lunga spiaggia di sassi, di ciottoloni grossi e bianchi. Fai tre passi nell'acqua e non tocchi più, non puoi camminare come invece ti capita in altre spiagge del trapanese, ma devi nuotare. Devi nuotare o imparare a farlo, se vuoi godere della frescura ristoratrice dell'acqua del mare, appena più in là della riva.

Era il tre ottobre di alcuni anni fa, quando portai alcuni colleghi a Baia Guidaloca. Trovammo una splendida giornata di sole, e non ci ritirammmo di fronte all'eventualità di un bagno. Nonostante fosse ottobre e immagginassimo che l'acqua fosse leggermente fredda (come in effetti risultò essere) ci facemmo coraggio a vicenda ed il bagno tutti assieme. Tutti comunque rimasero nei pressi della riva, mentre io, approfittando della calma piatta del mare, mi allontanai un pò più al largo.

Arrivato dove volevo, iniziai a godermi il fresco dell'acqua, che faceva da contraltare alla pelle calda di spalle e gambe. Mi voltai verso la riva, muovendo ininterrottamente gli arti sott'acqua, ma il più lentamente possibile, il giusto per non andare giù. E quasi scordando quel movimento, riproducendolo fedelmente ma meccanicamente, iniziai a godere del panorama che mi si rappresentava di fronte.
Come in una diapositiva, come in un film muto, come in una pellicola completamente afona, osservai, per quanto la mia vista da miope mi potè concedere, la spiaggia di ciottoloni incandescenti e bianchi, il cielo di un azzurro saturo più che mai, che tinge a sua volta di azzurro e verda l'acqua della baia, le poche nuvole bianche, batuffoli candidi di zucchero filato, che il vento leggero di lassù portava a spasso per la mia Sicilia.

I bagnanti tutt'altro che scarsi di numero, ormai diventati piccole figure indistinte, sulla spiaggia di certo facevano un pò di rumore, ma ormai non li sentivo più, se non sottoforma di un fruscio leggermente accennato e molto distante. Le loro vite, le loro cose e discorsi erano diventati coloratissimi dettagli del paesaggio che ammiravo, dettagli incastonati nell'unità indivisibile dello spettacolo che mi si parava di fronte, e di cui io medesimo ero diventato personaggio e dettaglio recitante.

La mia pelle divenuta tutta sensibilissimo organo tattile, rimase incollata all'acqua della baia, nutrendosi per osmosi della sua frescura.

Ed io, nella calma piatta del mare, giusto un puntino nell'azzurro e nel verde dell'acqua, onda leggermente accennata in un mare privo di onde, tenendo tutto distante, ricordo che affatto mi sentii da solo.