30/09/2003
Parcheggio.
Sotto il mio ufficio hanno fatto un parcheggio. Ci hanno lavorato dei mesi, devastando il prato e tagliando alcuni alberi, i bastardi.
Erano alberi piccoli è vero, non sequoie secolari, ma nonostante questo non li dovevano tagliare... bastardi, bastardi due volte.
Ci hanno lavorato dei mesi. Facendo un gran casino, rumori di macchinari sempre, ma se non altro hanno avuto la decenza di evitare l'asfalto, ed usare invece dei mattoni forati, da cui spuntano sparuti ciuffi d'erba.
Mattoni rossi per segnare i posti (non potendo verniciare l'asfalto che non hanno steso).
Mattoni traforati rossi e ciuffi d'erba, e alla fine il parcheggio l'hanno completato.
Eppure quel parcheggio non l'hanno mai aperto; è completato da mesi, interamente rifinito, con le sue belle sbarre rosse e bianche, per attuare il privilegio di chi ha il suo bel posto riservato, anche se arriva alle 10:30, a mattino inoltrato.
Finito e mai aperto. Finito e sempre chiuso. Quel parcheggio è sempre chiuso; nessuno che entra, nessuno che va via. Una piccola cattedrale nel deserto, un monumento allo spreco (di alberi).
Mai una macchina, mai nemmeno uno scooter o un motorino. Nessuno. Una specie di gran vuoto esistenziale, incastonato ad arte tra palazzoni anonimi adibiti ad uffici.
Stamane mi affaccio dalle finestre del mio capo, lui è al telefono, non so con chi, probabilmente un cliente. Il parcheggio di sempre sembra avere un'aria insolita, come una donna che ha, dopo tanto tempo, cambiato pettinatura; qualcosa sembra essere capitato furtivamente nel cuore della notte, qualcosa di inaspettatamente nuovo.
Il vuoto di sempre è violato da una macchina di colore granata, un modello vecchissimo, una macchina comunque pulita e lucida, come non lo è mai la mia. E' sola nel parcheggio, quasi perfettamente al centro.
La guardo da sù, attraverso le finestre del quinto piano.
Da sotto anche lei sembra guardarmi. I suoi fari hanno un'espressione languida, impaurita, quasi triste; come se, sotto il sole del mezzogiorno che si avvicina, anche lei desiderasse la frescura di un pò della mia compagnia.
16/09/2003
Incredibile (?).
Che siccome certe cose non sopporto proprio di sentirle dire (le affermazioni del berlusca su Mussolini antesignano per eccellenza degli odierni tour-operator), io ho spedito al suddetto personaggio (il berlusca) una cartolina. Chi si volesse partecipare a questa iniziativa, può farlo qui (rilancio un link di non dire gatto).
12/09/2003
Ai margini.
Oggi a pranzo con alcuni colleghi abbiamo parlato di barboni, drogati, anziani lasciati soli, immigrati, di coloro insomma che pur essendo nel nostro mondo vi vivono ai margini.
Adesso, a distanza di alcune ore, ho focalizzato che nessuno di noi, pur avendone parlato a lungo, ha mai pronunciato la parola persona.
10/09/2003
Cambio (parte 2da).
Ieri la mia vita è cambiata, ma è presto per capire come.
08/09/2003
Il centro della paura.
"cerco un centro di gravità permanente", ma quando lo trovo mi fa subito paura.
Cambio.
Domani la mia vita cambia,
ma è presto per capire come.
05/09/2003
Postilla.
Ad alcuni di voi devo delle mail, non mi sono scordato.
Fantasma.
So che può sembrare il contrario, ma ci sono ancora.
01/09/2003
Ritorno a Milano.
Non è stato difficile (come pensavo) tornare al lavoro oggi, dopo tre settimane di ferie.
E' stato incredibilmente complicato (come mai mi era successo prima d'ora) invece lasciare,
essì che di partenze ne ho fatte mica poche.
(L'Italia senza la Sicilia non suscita nello spirito immagine alcuna: in questo paese si trova la chiave di ogni cosa...
Johann Wolfgang Goethe)
