18/09/2006
Altrove avevo detto che mi scappava la lacrimuccia, a proposito di una foto di piazza dei cavalieri a Pisa.
Che ci vuoi fare, è nostalgia!
Nostalgia della città, dei bei ricordi che mi legano a quei posti, della mia ex che ancora ci vive, delle serate passate a parlare in piazza dei cavalieri o seduti sui muretti dei lungarni, con sigari e birra in mano, agli attrezzi di cioccolata di Salza, dei caffè da lilly o salvini, delle corse alle piagge, dei panini del laido, dei film al lanteri o all'arsenale, di cose così...
Forse nostalgia dei miei vent'anni che ho trascorso da quelle parti.
Lacrimuccia insomma.
29/08/2006
Alla gente piace fare foto. A me non dispiace. Sento che coglie solo il processo del morire,
che lo tiene sospeso per un momento, e sì, può essere divertente.
Charles Bukowski, "Shakespeare non l'ha mai fatto"
15/08/2006
Sono a casa.
Al momento non ho fatto praticamente niente a parte mangiare, riposare e leggere.
La cosa brutta di queste vacanze è che mi sono impigrito da morire, la cosa bella è che sto leggendo come non mi capitava da diverso tempo.
24/05/2006
Non conosco nessuno strumento che sia (tragicamente) efficace quanto il metro per misurare il tempo.
12/05/2006
per me fotografare è una questione uditiva.
21/12/2005
Si sta facendo Natale... è l'ora di tornare a casa (fra un pò).
(auguri a tutti, beninteso)
11/07/2005
Fermo al semaforo la vedo solo di spalle, mentre va verso la fermata del bus. Capelli lunghi, lisci, proprio come Lei. Del colore delle nocciole. Proprio come i suoi di capelli.
La gonna bianca poco sopra il ginocchio, proprio come le sue gonne. Le stesse gambe, gli stessi polpacci adorabili.
La maglietta nera, a maniche corte, come le sue. Aderente. Che lascia intravedere le forme, la sua femminilità non esuberante, ma nemmeno nascosta.
Scarpe simili inoltre, tacco basso, aperte. Stessa forma, stesso colore.
Mi prende quasi un colpo, non mi aspettavo questo ritorno improvviso del passato. Non mi aspettavo Lei. Non me l'aspettavo qui. Un tuffo al cuore, il battito rallentato, inesistente per un decimo di secondo, che a me sembra paradossalmente non finire mai, come eterno. Infinito.
Un secondo che ti invischia per sempre, "finché morte non vi separi".
La pancia, grossa, il pancione che riplasma il passo altrimenti leggero e sicuro.
Il pancione. Lei porta con sé, per sempre, l'amore di un altro. Per sempre. Di un altro.
E' la fine per me. L'amore di un altro. Per sempre.
Il verde mi costringe ad andare. Vado. Sterzo nervosamente mentre accelero.
Occhi fissi sullo specchietto retrovisore, per vederla per bene, per vederla negli occhi.
Vorrei fermarmi, scendere indietro, parlarle.
Darle uno strappo, portarla con me, andare lontani da tutti. Ma non posso.
Mi accorgo invece che non è Lei che presto sarà mamma, ma un'altra che le assomiglia soltanto.
Per un attimo il mio cuore torna a battere regolare. Esco dalla mia folle apnea di pensieri e ricordi, ubriacato di timori, narcotizzato dal panico per la paura di dover comunque smettere di sperare.
Stordito, come se avessi preso un pugno in faccia, violento e improvviso.
Un pugno che non hai potuto parare, un pugno che non aspettavi.
Dunque non è Lei che presto sarà mamma, ma un'altra che le assomiglia soltanto.
Ma tutto questo potrebbe essere non abbastanza.
Un'ansia asfissiante mi prende. Una leggera inquietudine mi assedia, sottile, quasi impercettibile, ma presente e concreta come un ronzio lontano, udibile appena.
Adesso lei potrebbe davvero aspettare un bambino. Lei potrebbe davvero portare nel ventre, adesso, in un luogo distante da qui, da questo semaforo, da questa fermata di bus, l'amore di un altro.
Per sempre.
(e io non voglio smettere di sperare ancora).
29/09/2004
Le due Simone. Libere, finalmente...
02/08/2004
due agosto millenovecentottanta.
Il 2 agosto 1980 mi trovavo a Locogrande, una piccola frazione del comune di Trapani, dove i miei avevano (ed hanno ancora) una piccola casa di campagna.
Per il gran caldo che faceva, tenevamo le porte e finestre della cucina socchiuse, e l'atmosfera che ne risultava era un pò surreale, un gran caldo ed un gran sole fuori, ma all'interno una luce soltanto soffusa, un quasi buio.
Il telegiornale diede la notizia. Io all'epoca avevo appena 12 anni, e non capivo bene cosa succedeva:
"le bombe si usano in guerra e l'Italia non sta facendo la guerra a nessuno; perchè è scoppiata una bomba, allora...", mi chiedevo con l'ingenuità di un bambino.
Nei miei occhi la cosa non era affatto chiara, né semplice da comprendere.
Mio padre mi spiega che la bomba è esplosa vicino al ristorante, dove alcuni mesi prima ci eravamo fermati a mangiare (essendo di passaggio a Bologna); mi ricordo ancora che i miei presero i tortellini, ed io invece volevo assolutamente le lasagne. I miei insistettero un pò "a Bologna i tortellini li fanno buonissimi", ma io nulla, le lasagne per forza.
Del cameriere che mi servì il piatto non ricordo moltissimo, solo un gran faccione sorridente.
Quel gran sorriso ed una carezza in testa ad un bimbo appena accontentato.
Chissà se il cameriere che mi servì quel piatto scampò alla strage vigliacca. Chissà.
